Che dire del web moderno?
Ha un potenziale enorme, ma una resa, troppo spesso, veramente pessima.
Gli strumenti per rendere il web un posto migliore ci sono. Ce ne sono tantissimi e sono in continua evoluzione. Il problema è che, puntualmente, vengono usati male.
Siamo inondati da valanghe di informazioni. Con l’avvento delle Intelligenze Artificiali, gli utenti producono e pubblicano una quantità ancora maggiore di contenuti. E, di per sé, non sarebbe necessariamente un male.
Il problema è cosa ci facciamo con tutte queste informazioni.
Immagini, video e testi vengono sempre più spesso generati artificialmente con l’unico scopo di colpire alla pancia del lettore, creare interazioni, generare visualizzazioni, aumentare i numeri.
Non devono necessariamente dire qualcosa. Devono semplicemente funzionare.
Web spazzatura.
Non è realmente utile a nessuno. È solo rumore, un fastidio che si aggiunge alle informazioni vere e importanti.
Gli strumenti per creare e generare informazioni sono sempre più diffusi e alla portata di tutti.
Basterebbe usarli consapevolmente.
Ma lo so: forse è chiedere troppo.
E questo cosa c’entra con il web?
Ti starai chiedendo perché questa prefazione.
Era necessaria per darti una visione d’insieme, perché questa situazione travolge in pieno anche la mia professione.
Esattamente come accade per le informazioni, gli strumenti di Intelligenza Artificiale sono diventati sempre più potenti e accessibili anche per scrivere codice, creare siti web, applicazioni e molto altro.
E questo, inevitabilmente, porta con sé una nuova forma di caos.
Oggi chiunque può crearsi il proprio sitarello.
Sì, io li chiamo così. Scusate.
Lo fa perché risparmia, perché fa prima, perché ormai “si può fare con l’AI”, o semplicemente perché non vede il motivo di pagare qualcuno per fare qualcosa che, apparentemente, può fare da solo.
Sacrosanto.
Ma anche qui nasce un problema.
Perché nella maggior parte di questi sitarelli self-made manca una figura professionale che sappia studiare il progetto e capire come comunicare.
Quale tono utilizzare.
Quali font scegliere.
Quale struttura dare ai contenuti.
Quale gerarchia visiva costruire.
Quale stile grafico adottare.
Come accompagnare l’utente.
Come trasformare una visita in un’azione.
Potrei continuare per ore a elencare tutto ciò che una figura esperta porta all’interno di un progetto serio.
Ma credo che il concetto sia chiaro.
Non voglio demonizzare l’AI
Lungi da me demonizzare questi strumenti.
Nel mio lavoro, nello specifico, sono una benedizione.
Mi permettono di velocizzare enormemente attività che prima erano semplicemente noiose.
Immagina, per esempio, di dover scrivere manualmente l’intestazione di ogni pagina di un sito.
Una cosa del genere, ripetuta dodici, venti o trenta volte, non richiede particolare creatività. Richiede tempo.
Oggi posso dire a uno strumento:
“Preparami lo scheletro di un sito web con 12 pagine.”
E lui mi farà trovare i file pronti, con il codice di base già compilato.
Quando l’ho scoperto, ho stappato quello buono.
Ed è proprio qui che sta la differenza.
Generare un sito non significa progettare un sito
La differenza tra un professionista che utilizza questi strumenti per velocizzare il lavoro ripetitivo e noioso e un amatore che li utilizza per fare tutto da solo è abissale.
Perché questi strumenti ormai generano siti web che, graficamente, funzionano.
Anzi.
Funzionano dannatamente bene.
Ed è proprio qui che nasce il pericolo più subdolo.
Per l’amatore, se il sito è graficamente bello, il lavoro è finito.
È pronto per essere messo online.
Ma un sito può essere bello e non servire assolutamente a nulla.
Può avere animazioni perfette, immagini bellissime, una tipografia impeccabile e un’interfaccia moderna.
E non vendere.
“Un sito bello non è necessariamente un sito che funziona.”
È una delle frasi che, secondo me, racconta meglio il problema.
Perché il punto non è riuscire a generare un sito.
Il punto è sapere perché quel sito dovrebbe esistere.
Come capire se il tuo progetto verrà trattato seriamente
Voglio però essere obiettivo al 100%.
Capisco perfettamente l’amatore.
Al giorno d’oggi la domanda:
“Ma tizio mi farà un sito sfornato con l’AI?”
è più che legittima.
Ed è altrettanto legittima la risposta:
“Sticazzi, me lo faccio da solo allora.”
Perché non è sempre facile capire cosa ci sia realmente dietro a un progetto.
Non è facile sapere se il sito che ti verrà consegnato sarà il risultato di un processo ragionato oppure semplicemente di una serie di prompt dati a un’intelligenza artificiale.
Però puoi provare a capirlo già dal briefing iniziale.
Fai attenzione alle domande che ti vengono fatte.
Se ti viene chiesto:
- Che tipo di sito vuoi?
- Quante pagine ti servono?
- Che funzionalità vuoi?
- Hai bisogno di un form?
- Hai bisogno di un e-commerce?
e poi si passa direttamente alla realizzazione, fermati un attimo.
Non sono domande sbagliate.
Sono semplicemente insufficienti.
La vera differenza sta nel capire se, oltre a questo, qualcuno entra nel merito del tuo business.
Ti viene chiesto:
- A cosa ti serve realmente il sito?
- Chi vuoi raggiungere?
- Qual è il tuo obiettivo?
- Hai già un’identità online?
- Come comunichi oggi?
- Hai già uno stile comunicativo da analizzare?
- Cosa dovrebbe fare una persona dopo essere entrata nel tuo sito?
- Perché un potenziale cliente dovrebbe scegliere te?
Perché un sito non nasce dalle sue pagine.
Nasce dalle risposte a queste domande.
Se nessuno si pone questi problemi, probabilmente il tuo progetto verrà semplicemente AI-SLOPPATO.
E tu sarai, molto probabilmente, un semplice +1 nelle fatture annuali.
Un professionista serio tratta il tuo business come se fosse il suo.
Ricordatelo.
Quindi, il web moderno cos’è?
Dopo tutto questo sproloquiare, possiamo finalmente tornare alla domanda iniziale.
Che cos’è il web moderno?
È un paradosso.
Abbiamo a disposizione strumenti potentissimi, capaci di fare in pochi minuti cose che fino a qualche anno fa richiedevano ore di lavoro.
Abbiamo più possibilità, più tecnologia, più accesso alle informazioni e più strumenti per costruire.
Eppure continuiamo a produrre una quantità enorme di cose inutili.
Il web moderno, per me, è questo:
Una Ferrari senza benzina.
Potrebbe brillare.
Potrebbe correre.
Potrebbe portarci ovunque.
Invece rimane in garage a prendere polvere.
E il problema non è la Ferrari.
È che nessuno si è preoccupato di fare il pieno.