Ogni settimana, su LinkedIn, qualcuno condivide un sito web con la didascalia “Che capolavoro di design”. Centinaia di like. Decine di commenti entusiasti. Designer che si complimentano con altri designer.

Poi provi ad usarlo.

La trappola dell’applauso

Il problema del web design contemporaneo non è tecnico. È di pubblico. I siti vengono progettati per impressionare altri designer, non per servire clienti reali.

Quando l’obiettivo diventa vincere premi o ottenere like su Awwwards, si perde di vista la domanda fondamentale: questo sito aiuta qualcuno a fare qualcosa?

Un ristorante con un sito da copertina ma senza il numero di telefono cliccabile non sta servendo i suoi clienti. Sta servendo l’ego di chi lo ha costruito.

Il design non è arte. L’arte esiste per sé stessa. Il design esiste per risolvere un problema.

Vent’anni di osservazione

Ho visto nascere questo mezzo quando una pagina web era testo nero su sfondo grigio e ci volevano tre minuti per caricarla con il modem a 56k. Era brutta. Era lenta. Era incredibilmente utile.

Poi è arrivata la banda larga, e con essa la tentazione. Se posso caricare un video in background, perché non farlo? Se posso animare ogni elemento della pagina, perché non farlo?

Perché il tuo utente non è lì per guardare uno spettacolo. È lì perché ha un problema da risolvere.

Il ristoratore che ti ha trovato su Google alle 20:30 vuole sapere se avete un tavolo libero per due persone. Non vuole guardare un parallax scroll di foto artistiche della vostra cucina.

La differenza che conta

C’è un test semplice che applico a ogni sito che analizzo. Lo chiamo il test dei 10 secondi.

Apri il sito. Aspetta 10 secondi. Poi rispondi a questa domanda: cosa fa questa azienda e come posso contattarla?

Se dopo 10 secondi non riesci a rispondere, il sito ha fallito. Non importa quanto sia bello. Non importa quante animazioni abbia. Ha fallito.

La maggior parte dei siti che vincono premi di design fallisce questo test. La maggior parte dei siti che portano clienti lo supera a pieni voti, anche se nessuno li condivide su LinkedIn.

Non è un atto di rinuncia

Quando dico che l’utilità viene prima dell’estetica, non sto dicendo che i siti debbano essere brutti. Sto dicendo che la bellezza deve essere al servizio della funzione, non il contrario.

Un sito può essere elegante, curato, visivamente coerente e funzionare perfettamente. Non sono obiettivi in contraddizione. Il problema nasce quando l’estetica diventa il fine invece del mezzo.

I siti che ammiro di più sono quelli dove non noti il design. Dove tutto scorre in modo così naturale che non ti fermi mai a pensare “che bel bottone”. Semplicemente clicchi, trovi quello che cerchi e vai avanti con la tua giornata.

Questo è il lavoro difficile. Molto più difficile di fare qualcosa di visivamente spettacolare.

Una scelta di campo

Ho scelto da che parte stare. Non costruisco siti per vincere premi. Costruisco strumenti per far funzionare le attività delle persone.

A volte i clienti arrivano da me con in mente un riferimento visivo preso da qualche galleria di design. Il mio primo lavoro è capire cosa c’è dietro quell’immagine — quale problema stanno cercando di risolvere — e trovare la soluzione più efficace per risolverlo.

Che poi sia anche bella, è un bonus. Non il punto di partenza.

← Torna agli Insights